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Le Origini dell'Hakuho-ryu
Scritto da Jean Carlo Mattoni   
lunedě 06 febbraio 2006

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L'Epoca del Daito-ryu


Sono trascorsi trent’anni da quando ho iniziato a praticare il Daito-ryu. Durante questo tempo ho imparato ad amarne lo stile sempre di più. Il fatto di aver scelto di diventare un istruttore professionista di Daito-ryu, nonostante guadagnassi abbastanza con il mio lavoro e sapessi che mi sarei impoverito, dimostra chiaramente la mia dedizione a questo stile. Sono diventato un istruttore professionista perché sentivo che era impossibile impadronirmi totalmente di quest’arte dedicandole soltanto il tempo libero a mia disposizione. Malgrado l’esistenza di espressioni come “allenati fino alla morte”, sentivo che sarebbe stato un errore morire senza rendermi completamente conto dei benefici dell’allenamento. Ero convinto che fosse possibile eccellere in quest’arte in un tempo inferiore a quello usualmente necessario, sviluppando una teoria fondamentale di allenamento. Mi convinsi che il compito di un insegnate professionista dovesse essere quello di sviluppare un metodo di allenamento in grado di consentire alle persone di approfondire la conoscenza di quest’arte nel loro tempo libero. Comunque, poiché non esisteva alcuna teoria come questa, ero ad un punto morto nel mio allenamento. Nonostante ricevessi gli insegnamenti di entrambi Hisa Takuma Sensei e Takeda Tokimune Sensei, e fossi riconosciuto come un Budo-ka di prima classifica, quando venne il momento di usare effettivamente il Daito-ryu, mi trovai ad un punto morto con il waza. Questo impasse rafforzò in me il desiderio di risolvere il mio problema. Persino nel 1985 quando entrai in confidenza con Takeda Tokimune Sensei che mi insegnò l’intero Ura-waza, mi sentii scoraggiato. Sebbene eseguissi splendidamente le tecniche, ero incapace di raggiungere un senso di unità tra loro e il mio corpo. Quando affermo di aver raggiunto un punto morto con le tecniche, non intendo dire che non le comprendevo, o che non ero in grado di metterle in pratica, piuttosto che ero incapace di raggiungere un senso di armonia tra loro ed il mio corpo. Per me questo era un problema estremamente serio. Sebbene fossi un istruttore professionista ed insegnassi in molti dojo avevo iniziato sotto il Takuma-kai, interiormente ero profondamente imbarazzato dal titolo di “Kyojyu-dairi”. Nonostante fossi in grado di eseguire con precisione ed efficacia le tecniche, ero incapace di eseguirle a quella che consideravo la velocità necessaria; questo era il dilemma più grande da affrontare. Credevo che il mio problema dipendesse da una mancanza di allenamento, così provai numerosi e diversi metodi di allenamento per superarlo. Tuttavia ero ancora incapace di fare progressi. In fine compresi la causa dei miei problemi quando per caso mi imbattei in alcuni appunti scritti quando ero più giovane e la mia passione per lo sci montano mi induceva a camminare per le valli di montagna in cerca di neve e di un luogo potenziale per sciare durante l’estate. Durante le mie passeggiate trasportavo quasi quaranta chili inclusi gli sci, ma nonostante il peso camminavo con facilità insieme ai bokka, persone che trascinavano su per le valli scorte ed equipaggiamento da montagna. In media i bokka trasportavano 150 chili ed io ero affascinato dalla grazia e dalla facilità con la quale camminavano; osservavo i loro movimenti e prendevo appunti sulle mie considerazioni e sulle chiacchierate che facevamo lungo la strada. Questi appunti mi hanno guidato alla fonte dei miei problemi. Mi è stato detto che in passato i bokka erano in grado di trasportare più di 300 chili. I bushi dell’epoca del Sengoku indossavano pesanti elmetti ed armature e marciavano per più di 100 chilometri alla volta. Non c’è dubbio che il metodo usato dai bushi per muoversi sotto tanto peso fosse lo stesso impiegato dai bokka. Il segreto per muoversi come i bokka sta nell’usare le ossa e i talloni dei piedi per impedire al proprio centro di gravità di oltrepassare il piede appoggiato sul terreno. Questi appunti mi indussero ad esaminare il modo in cui ossa e scheletro sono impiegati nel movimento, e a smettere di concentrarmi sull’usare soltanto i muscoli. Allenandomi in questo modo raggiunsi un senso interiore di “Hitoemi” movimento del corpo spesso rappresentato nella letteratura delle arti marziali. Guidato da queste esperienze, tentai di esprimere con le parole questa sensazione interiore. Verificai le mie scoperte attraverso lo studio di 400 tecniche diverse: 200 prese da quelle trasmesse a Takuma Hisa Sensei da Takeda Sokaku, il Goshin-no-te, Aiki-no-jutsu, Hiden-ougi, e i 118 Shoden-waza. Dai miei studi compresi che il motivo della mia incapacità di raggiungere un senso di unità tra corpo e tecniche non era dovuto alla mancanza di allenamento ma al fatto che i movimenti del corpo impiegati al tempo in cui furono create le tecniche, e i loro creatori, differiscono dai movimenti del corpo che utilizziamo oggi. Dopo molti anni di allenamento compresi che sebbene le tecniche ci fossero state tramandate nella forma, eseguirle con precisione avrebbe richiesto l’uso dei movimenti del corpo dei maestri che le crearono originariamente.

L’Epoca dello Hakuho-kai

Sotto l’Hakuho-kai ho creato due gruppi di esercizi per insegnare ad usare correttamente il corpo in queste tecniche: gli esercizi “I, Ro, Ha, Ni, Ho, He, To” per allenare la parte inferiore del corpo, e i “Chi, Ri, Nu, Ru, Wo” per allenare la parte superiore del corpo. Inoltre per comprendere meglio l’uso del corpo nelle tecniche questi esercizi sono un metodo eccellente per accelerare l’apprendimento dell’Aikijujutsu. Inoltre ho impiegato la mia esperienza di istruttore professionista per arricchire e classificare in categorie quali buono/cattivo, giusto/sbagliato le varie Kuden (tecniche orali), e i metodi di allenamento che avevo sperimentato fino a quel momento. Questa classificazione mi aiutò a scoprire quali tecniche risalivano ad eccellenti tradizioni e quali erano radicate nel misticismo e talvolta nell’ignoranza. Sebbene inizialmente sia facile essere affascinati da misteriose “tecniche segrete” ed “insegnamenti nascosti” ho imparato che queste cose non hanno alcun fondamento teorico e hanno effetto soltanto tramite la convinzione ed il potere di concentrazione di gente mossa da parole come “fede” e “credenza”. Mentre il vero potere delle tecniche segrete e mentali può risiedere nella fiducia e nella fede riposta in loro da coloro che le usano, per la maggior parte la fede che le persone mettono in loro è cieca. Tale cieca fede può portare a molte conseguenze negative quando proviene da intenzioni sconsiderate. Il tema centrale attraverso l’epoca dello Hakuho-kai era di ricreare i movimenti dei maestri del passato in ogni aspetto dell’allenamento; dal fisico al mentale. Alcune tecniche, comunque, funzionano meglio se eseguite con i movimenti del corpo attuali. Sebbene tali movimenti possano adattarsi meglio ad una tecnica particolare, non sono ancora adatti al rapido e fulmineo attacco di una katana. In merito alle tecniche originali del Daito-ryu, più vengono praticate con i movimenti del corpo attuali più vengono distorte. Ciò induce ad un problema: mentre in apparenza il metodo di pratica e trasmissione delle tecniche appare corretto, in realtà la tecnica che finisce per essere tramandata alle generazioni future differisce di gran lunga dall’originale. La mia missione in qualità di Kyojyu-dairi nel Daito-ryu era di continuare a ricercare le tecniche di utilizzo dei movimenti del corpo che Takeda Sokaku e prima di lui i Bushi giapponesi possedevano. Col tempo diventai abile nel riprodurre i movimenti dei Bushi estrapolandoli dai vari elementi che costituivano le tecniche. Come detto prima, selezionai 400 tecniche per questa ricerca. Un risultato di questa ricerca fu che compresi il perché le tecniche trasmesse da Ueshiba Morirei Sensei sono più efficaci quando vengono eseguite con i movimenti del corpo attuali. Attraverso la mia ricerca cominciai a sentire che, se fossi stato in grado di esprimere le sensazioni che provavo col corpo o creare altri metodi per spiegarle, sarebbe stato possibile trasmetterle con accuratezza alle generazioni future nonostante in movimenti del corpo attuali. Ciò avrebbe semplificato il processo e ridotto l’ammontare di tempo richiesto per acquisire il senso delle tecniche Aiki. Il risultato finale sarebbe un sistema che garantirebbe un rapido progresso nell’apprendimento dell’arte. Sotto l’Hakuho-kai mi sono dedicato allo sviluppo di tale metodo. Di contro l’epoca dello Hakuho-kai è stato un tempo in cui, perseguendo le più efficace linea di movimento nelle tecniche, siamo stati in grado di riprodurre i movimenti del corpo posseduti dai creatori del waza. L’impiego dei principi fondamentali che costituiscono il waza sono suddivisi nei cinque esercizi per la parte superiore del corpo e nei sette per la parte inferiore menzionati prima. In aggiunta a questi esercizi ho introdotto l’aiki-no-kata che in precedenza non esisteva nel Daito-ryu. Risultato di questi esercizi era che l’abilità degli studenti di utilizzare i muscoli con una capacità sensoriale piuttosto che come fonte di potere aumentava enormemente, facilitando i progressi di apprendimento. In aggiunta allo sviluppo di un unico metodo di allenamento, l’epoca dello Hakuho-kai era un tempo di dubbio in cui si tralasciava la fede assoluta e si incorporavano nel curriculum di allenamento soltanto le cose che avessero dato prova sufficiente di una valida base teorica.

La Creazione dello Hakuho-ryu

Sotto l’Hakuho-kai ho perfezionato un metodo di insegnamento basato su regole derivate dall’impiego di linee di movimento nelle tecniche, e ho rivitalizzato il Daito-ryu in una forma pura e semplice come un Kobudo. Comunque, se la questione avesse riguardato unicamente l’inserimento di un metodo di acquisizione di un senso di Aiki nel curriculum dello Shoden, allora probabilmente, non sarebbe stato necessario cambiare il nome dello stile. Il motivo del cambiamento del nome quando la fama del “Daito-ryu” stava effettivamente crescendo non era dovuto allo sviluppo di alcuni specifici metodi di allenamento, bensì al fatto che le basi filosofiche e storiche dello stile divergevano da quelle del Daito-ryu. Inoltre ci sono altre ragioni di minore importanza per fare questo cambiamento. Siccome intendevo insegnare l’Hakuho-ryu in modo scientifico come un Kobudo era necessario distinguerlo dalle altre scuole che enfatizzavano il misticismo circondante il Daito-ryu. Inoltre volevo evitare di essere confuso con gruppi che praticavano le tecniche di utilizzo dei movimenti del corpo che differiscono di gran lunga da quelle dei fondatori dello stile e dai maestri del passato; e anche dai gruppi di origine totalmente disparata che portano soltanto il nome di Daito-ryu. Volevo inoltre evitare di sprecare tempo a rispondere a quesiti in merito alle differenze tra le scuole Daito-ryu e l’Hakuho-kai. Da una prospettiva migliore, siccome ci sono molti altri istruttori miei pari (senpai) che continuano a trasmettere il Daito-ryu classico, sono sollevato dal timore del futuro dello stile e posso fare un rapido salto all'Hakuho-ryu. Essi sono: Soke Takeda Seishu sensei, Sanno Matsuo Sensei (Seishinkai), Mankyo Kaiden Kondo Katsuyuki Sensei (Shinbukan), Takeda Munemitsu Sensei (Aizu) e direttamente a Takeda Sokaku Sensei, Takeda Hitoshi Sensei (Rubeshibe). Ringrazio accoratamente Mori Hakaru Sensei e gli altri istruttori del Takuma-kai, devoto al perfezionamento e alla trasmissione del waza di Hisa Takuma, al quale sono profondamente debitore. In fine, vorrei esprimere il mio sincero rispetto per Ohgami Ken Kichi Sensei del Daibukan, Inoue Yasuke Sensei del Kodokai, Okamoto Seigo Sensei del Roppokai e Sagakawa Ykiyoshi Sensei del Samokai dal quale purtroppo non ho mai avuto l’opportunità di avere istruzioni direttamente. Esprimo il mio apprezzamento per questi istruttori e li ringrazio degli sforzi per lo sviluppo e trasmissione del Daito-ryu. Per ritornare al cambiamento nella filosofia dello stile; la forza motrice nel mio impiego del Budo è stata il desiderio di unire il Budo con l’umanità. L’autodifesa presente nel Aikijujutsu è il Budo perfetto da unire con l’umanità stessa. Non è necessario asserire che il punto iniziale del Budo è il controllo della paura. Vari metodi sono nati per raggiungere questo obiettivo. A meno che non si controlli la paura completamente non si potrà essere in grado di usare e godere delle tecniche perché le loro azioni produrranno disarmonia e riposte eccessive; che porteranno alla natura violenta del Budo. Poiché fuggire dalla paura è un principio fondamentale del genere umano, a tal riguardo Budo e umanità sono simili. Oltre questo principio che spinge le persone ad evitare le cose sgradevoli, (come la paura) e a ricercare il piacere e le cose confortevoli, o a sopportare cose sgradevoli al fine di raggiungere livelli più alti di piacere, c’è un altro principio fondamentale dell’agire umano: il desiderio di amare ed essere amati. Comunque nel Bujutsu, sebbene possano esserci persone o cose da amare non c’è il principio di amare ed essere amati. Di conseguenza la fusione di Budo e umanità è impossibile. Bujutsu un’attività guerriera che coinvolge il rischio di vita o morte, generò uno stile di vita particolare, basato su tecniche di distruzione degli altri. Comunque durante l’epoca del Tokugawa, un periodo di 300 anni di pace, il Bujutsu fu sublimato nel Budo. Sebbene si trattasse di un’epoca feudale in cui l’individuo veniva ucciso per proteggere la società sotto il sistema Bakumatsu, fu un tempo di pace unico al mondo. Senza il continuo coinvolgimento nelle guerre l’educazione prosperò. Siccome il Budo diventò oggetto di studio nelle scuole, ciò determinò il cambiamento dal Bujutsu al Budo. Non importa quanto si predichi il Budo, la sua natura violenta non scompare. Per avvicinarsi sempre di più alla via del Budo che sto cercando è necessario estinguerne la natura violenta. Il Budo ci insegna a non avere uno spirito combattivo. Comunque insegna anche ad usare le tecniche necessarie per vincere se si è coinvolti in una lotta. In breve la condizione di “Wa Sen Ryo Yo” è alla base del Budo. Siccome questa condizione è diventata la bellezza estetica del Budo non c’è molto da fare per cambiare la situazione. Nello “Wa Sen Ryo Yo” si sopporta quando si è provocati o attaccati; pazientando. Si sopporta ai limiti della sopportazione. In fine quando si raggiunge il punto massimo di sopportazione; il punto di “consenso”, è accettabile passare alla violenza e al contrattacco. Siccome credo che sia naturale fondere i principi fondamentali del Budo e dell’umanità credo che sia necessario allontanare il Budo dall’idea di autodifesa del “Wa Sen Ryo Yo” per qualcosa che abbracci realmente l’idea di non violenza. Definirei il Budo “qualcosa che possiede le tecniche per ottenere la non violenza”. Sento che l’Hakuho-ryu adempie a queste richieste. Ma è realmente possibile ottenere che il Budo non implichi la violenza? No. Perciò, il concetto originale del Budo, la sua essenza deve cambiare: così come il Bujutsu è evoluto nel Budo. Senza tale trasformazione nel budo per trasformarlo in qualcosa dal valore più grande, è impossibile ottenere un Budo non violento. Dunque, qual è il Budo che non ha una natura violenta? È la forma originale di Kobudo. Mentre il Bakufu era designato come metodo per continuare l’esistenza della società feudale attraverso i precetti di Confucio, Bushido è una forma mista che combina in giuste proporzioni lo Shintoismo e il Buddismo. Facendo combaciare i valori fondamentali di sincerità e fiducia nella bontà umana con l’apertura mentale dello Shintoismo e le domande del Buddismo sulla natura dell’uomo, il Bushido stabilì un equilibrio di giuste porzioni tra duro e soffice. Ho tenuto circa 90 seminari aperti in paesi stranieri e ho scoperto che il Budo e il Bushido piacciono in tutto il mondo. Credo che la ragione per la quale il Budo sia così ben percepito come un aspetto caratteristico della cultura giapponese è perché mantiene questo giusto equilibrio. Siccome stiamo parlando di persone cresciute in una società feudale, per una persona moderna tale “giusto equilibrio” probabilmente potrebbe sembrare come la fede assoluta di un testardo. I valori dell’ epoca feudale erano abbastanza uniformi e poco variegati. Siccome soltanto la gerarchia verticale di fare cose per la famiglia, per il gruppo o per il paese, era riconosciuta il Bushido era un modo per adempiere all’importante funzione di controllo della classe dei Bushi che non erano individui liberi, per facilitare l’accettazione del loro destino. In breve si basava sull’idea che servire lo stato era corretto sebbene implicasse la morte. Comunque c’era un gruppo di persone che differiva dalla norma. A differenza dei Bushi che consideravano una virtù sacrificarsi per le famiglie e per i clan, queste persone vivevano libere nella mente e nello spirito, non erano influenzate dalle idee e dall’ambiente che li circondavano. Erano persone che cambiarono un’epoca. Come Galileo Galilei perseguivano la verità senza essere influenzate dalla religione o dai costumi. Uno dei più alti insegnamenti del Budo è l’abilità del cambiare, di accettare il cambiamento e di adattarsi ad esso. Queste erano le persone che si concentravano unicamente su questa realtà. Non ho concentrato la mia attenzione su cose come i valori tradizionali del budo e parole come “il Bushido è la scoperta di morire” ma su questo piccolo gruppo di persone: i maestri che svilupparono le tecniche. Questo perché il meccanismo di ricerca assoluta della non violenza risiede nell’ attività dei cuori, delle menti e dei corpi di questi maestri. Loro hanno scoperto come teoria del controllo della paura il metodo per arrivare ad uno stato di nullità. Al fine di raggiungere questo stato è necessario spazzare via tutti i pensieri terreni e per farlo è sufficiente concentrarsi su un'unica cosa: sul momento del cambiamento; il momento in cui si è sotto alla spada quando si affronta un avversario. La verità che cerco nel Kobudo non è qualcosa che è diventata tradizione dal costume e dal compromesso. Ne è il buio di una certa epoca, ceca fede in qualcosa che non si può comprendere o progresso che impedisce il miglioramento dell’umanità. Il percorso che cerco è il vero Kobudo che i maestri del passato hanno studiato ricercando la verità rispetto all’ambiguità, alla chiusura mentale e al misticismo dell’ambiente circostante. Questi maestri resero possibile godere di un mondo senza restrizione nel cuore, nella mente o nel corpo. Era un esistenza di totale libertà e siccome questo è esattamente lo stesso per la natura umana divennero veri umani. Si sentivano liberi persino sotto la lama di un avversario intento ad ucciderli. Erano diventati persone libere da affetti di ogni tipo. Queste sono le persone che chiamo maestri del passato e che come insegnate di Hakuho-ryu riverisco e rispetto. Maestri come questi non dovrebbero mai dire parole come “un Budoka è…. o un religioso è…. o il vero sentiero della fede è….". Takeda Sokaku si rifaceva all’ultimo Bushi ma era anche molto cattivo, gli piaceva parlare molto e fece molti errori. Poiché non si sbaglia se non si tentano cose nuove, si può dire che sebbene sbagliasse Takeda era un vero sfidante. Qualche volta quando diceva di andar fuori ad allenarsi preferiva andare ad una sorgente termale con una Geisha. A quei tempi praticava l’idea che l’allenamento era in realtà rilassamento. Secondo queste idee il prete che scaccia i bambini dal gioco non è affatto un buon prete. Un vero prete dovrebbe probabilmente unirsi ai bambini nel loro divertimento. Poiché la mente di un vero prete durante la meditazione è la stessa di quella di un bambino immerso nel gioco, perché non praticare il Budo nello stesso modo naturale? Mentre non c’è niente di sbagliato nel presentare una sembianza esteriore seria, la filosofia del Hakuho-ryu è di essere in pace con se stessi e divertirsi interiormente, non importa quale tipo di triste sembianza esteriore si possa avere. L'Hakuho-ryu Aikijujutsu non si basa solo sulla rozza apparenza esteriore ma anche sul liberare la mente.

by Shogen Okabayashi

La linea storica di Okabayashi Sensei

L'addestramento di Okabayashi Sensei può essere seguito direttamente sotto la Famiglia Takeda di Daito-ryu: egli studiò la linea principale dell’Aikijujutsu sotto Takeda Tokimune, 36° Soke e Hisa Takuma, Menkyo Kaiden - il più alto grado - del Daito-ryu. Sensei Okabayashi studiò Ono Ha Itto-ryu esclusivamente sotto Tokimune Soke e detiene il Menkyo Kaiden in questo specialità.

1949
Nasce nella prefettura di Hyogo, nella città di Ashiya;
1972
Riceve l’istruzione in Daito-ryu Aikijujutsu dal Menkyo Kaiden Hisa Takuma;
1973
Partecipa alla formazione Takuma-kai;
1976
Con la raccomandazione di Hisa Takuma è stato accettato come allievo da Takeda Tokimune Sensei;
1980
Riceve il certificato di Kyojyu Dairi da Hisa Takuma Sensei;
1987
Riceve la licenza di insegnare il Sokaku-den Ono Ha Itto-ryu Kenjutsu da Takeda Tokimune Sensei;
1994
Fonda Hakuho-kai un ramo del Daito-ryu Aikijujutsu;
2002
Fonda Hakuho-ryu Aikibudo basato sulla personale ricerca sui metodi di utilizzo del corpo nel Kobudo.
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