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Parkour

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 Parkour

Il Parkour, abbreviato in PK, è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘80. Consiste nel superare qualsiasi genere di ostacolo, all'interno di un percorso, adattando il proprio corpo all'ambiente circostante. L'art du déplacement (arte dello spostamento) e le parcours (il percorso) furono i primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento. Il termine parkour  fu definito da David Belle e dal suo amico Hubert Koundé nel 1998. Deriva da parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell'addestramento militare proposto da Georges Hébert. Infatti, il Parkour trae ispirazione proprio dal metodo naturale di Georges Hébert che era un militare francese della fine '800 che aveva formalizzato un metodo di allenamento per l'addestramento delle truppe. La sua idea era che il miglior modo per allenare un uomo è farlo esercitare nei movimenti naturali che lui sa fare in situazioni che la natura gli presenta e gli richiede. Il motto dell'Hebertismo è "Essere forti per essere utili". Rispetto alla parola parcours, Koundé sostituì la "c" con la "k" per suggerire aggressività, ed eliminò la "s" muta perché contrastava con l'idea di efficienza del Parkour.  Un terzo termine, coniato da Sébastian Foucan fu Free running, il quale viene però distinto dai due precedenti in quanto rappresenta una forma di movimento, che nasce sulla base del Parkour, che ricerca la spettacolarità e l'originalità dei movimenti a scapito dell'efficenza. I praticanti di Parkour sono chiamati "Traceurs" o "Traceuses" al femminile.

Scopo

Lo scopo del Parkour, quindi, è spostarsi nel modo più efficiente possibile. Per efficiente si intende: sicuro, semplice e veloce. Per distinguere cosa è Parkour da cosa non lo è basta pensare ad una situazione di fuga: tutto quello che può tornare utile per fuggire è Parkour.

 Filosofia dell'allenamento

Il Parkour, abbracciando l'idea del Metodo Naturale di Hebert, prevede un allenamento lento, progressivo e graduale per migliorare tutte le caratteristiche atletiche dell'individuo. Molti novizi cercano di accelerare i tempi (uso di attrezzatura, materassi, palestra, ricerca disperata di istruttori) e di imparare più rapidamente possibile, ma questo è parzialmente contrario all'idea di base del Parkour, infatti l'ambiente (naturale o urbano) che ci circonda è in grado di insegnare tutto quello di cui si ha bisogno per muoversi in esso e per rispettare il proprio corpo. Il Traceur virtuoso persegue un "ascolto" dei segnali del proprio corpo finalizzato ad un suo miglioramento lento ma molto più efficace. Il raggiungimento di questa coscienza di sé, del saper interpretare le proprie "sensazioni" e dei propri limiti richiede tempo, visto che si basa sull'esperienza diretta. Il formarsi di questo bagaglio di conoscenza richiede di vivere in prima persona numerose e diverse esperienze, spesso spiacevoli se affrontate con frustrazione (insicurezza, paura, senso di incapacità, lentezza nel progresso). L'allenamento si divide in due fasi: il potenziamento fisico e la pratica sui percorsi (o tracciati). La prima non è strettamente connessa al Parkour, e può far uso di qualsiasi movimento che aiuti a migliorare il controllo del corpo e aumentare i propri parametri di forza, velocità, equilibrio ecc. La seconda invece prevede la scelta di un punto di partenza e uno di arrivo, e l'analisi critica di tutti gli ostacoli tra i due. Il traceur esperto è in grado di trovare le combinazioni giuste di tecniche e movimenti per percorrere il tracciato nel modo più fluido possibile. Molti Traceur hanno dei tracciati prediletti che continuano a perfezionare negli anni. Il Parkour oltre ad una "disciplina" è uno stile di vita, come un modo di pensare; infatti dopo l'inizio della pratica di questo sport, si inizia a analizzare tutto in un altro modo. Qualsiasi appiglio o ostacolo viene osservato come un punto di appoggio da superare in maniera fluida ed efficiente. Questo insegna nella vita di tutti i giorni a non arrendersi mai davanti ad un problema ma al contrario sfruttarlo per proseguire in modo ancora migliore la marcia verso il proprio obiettivo finale.

"Per capire cosa è il Parkour si deve pensare alla differenza che c'è tra quello che è utile e quello che non è utile in eventuali situazioni di emergenza. Solo allora potrai capire ciò che è Parkour e ciò che non lo è". (David Belle)


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