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martedì 07 settembre 2010
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Educazione Motoria

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Educazione Motoria

Nella società attuale, sommersa dai mezzi di alta tecnologia che sono diventati quasi l’unica maniera per impegnare il tempo libero dei nostri bambini a discapito di tutta quell’attività di movimento che caratterizzava, invece, i giochi delle scorse generazioni, travolta dal vortice delle attività lavorative che impegnano i genitori all’inverosimile al punto di non trovare il tempo neanche per pensare di far svolgere ai propri figli una qualsiasi attività sportiva, caratterizzata dalle scorrettissime abitudini alimentari che fanno sì che nel nostro Paese ci sia una delle più alte percentuali di obesità infantile al mondo, ecco che emerge fortemente l’esigenza di dare una svolta alle odierne abitudini di vita a cominciare proprio dalla scuola, punto cardine fondamentale dell’educazione dei futuri cittadini. La corporeità e la motricità, infatti, contribuiscono in grandissima misura alla crescita e alla maturazione complessiva del bambino, promovendo la presa di coscienza del valore del corpo, inteso come una delle espressioni della personalità e come condizione funzionale, relazionale, cognitiva, comunicativa e pratica da sviluppare in ordine a tutti i piani di attenzione formativa. Piano cognitivo e intellettivo: l’apprendimento è un processo complesso che mobilita l’insieme delle risorse intellettuali e corporali della persona; per questo motivo ogni forma di attività di movimento vi gioca un ruolo fondamentale situando l’esperienza motoria al centro dell’attività umana. A ricordare quanto la dimensione corporea sia importante per uno sviluppo totale e significativo, basta sottolineare la stretta relazione esistente tra certe funzioni percettive e motrici e le funzioni mentali: le attività motorie esercitano e sviluppano le capacità del bambino a comunicare, a situarsi nello spazio e nel tempo, a esprimere sentimenti; esse permettono, altresì, l’articolazione di competenze linguistiche, logico-matematiche, artistiche all’interno di un approccio interdisciplinare che coniuga lo sviluppo del movimento e quello dell’intelligenza; affinano le qualità psichiche dei fanciulli orientando le loro azioni verso una finalizzazione e generando maggior impegno dell’intelligenza, dell’attenzione, del pensiero e della volontà. Piano comunicativo: il movimento è uno dei linguaggi attraverso cui l’uomo esprime il suo mondo interiore ed entra in rapporto con gli altri; è importantissimo, quindi, utilizzarlo nella scuola accanto a quelli verbali, simbolici, visuali, musicali, per consentire all’alunno l’esplorazione e la valorizzazione di tutti i mezzi espressivi e d’interrelazione. Il bambino, poi, si presenta particolarmente sensibile alla comunicazione corporea perché è quella che possiede per prima e perché a livello verbale codifica, spesso, in maniera approssimativa. Piano relazionale: i giochi motori promuovono lo sviluppo di corretti comportamenti relazionali, capacità di iniziativa, capacità di soluzione di problemi, conoscenza e rispetto delle regole grazie alle attività sportive, di gioco di gruppo e di squadra. Nonostante la consapevolezza di quanto sopra espresso, ci si ritrova ancora oggi in molte scuole italiane davanti all’ attività motoria e sportiva considerata come la “cenerentola” delle discipline, ridotta, spesso, quasi esclusivamente ad una sorta di premio che i bambini otterranno se si comporteranno bene o ad un momento esclusivamente ricreativo, non guidato ed approssimativo...Ogni esperienza di apprendimento dovrebbe essere assicurata da una strutturazione ludiforme dell’attività didattica. L’anima di tutte le proposte presentate deve essere sempre quella del gioco, dove l’insegnante è educatore, istruttore ed animatore allo stesso tempo. L’attività ludica è tipica dei bambini; giocando e muovendosi, essi si liberano dalle inibizioni e diventano padroni di se stessi e capaci di autocontrollarsi; inoltre il gioco rappresenta un continuo adattamento all’ambiente in cui si vive. La dimensione della vivacità, della curiosità, della scoperta e dell’esplorazione, tipiche dell’ infanzia tendono, per intervento degli adulti, ad essere artificiosamente canalizzate ed inquadrate in “comportamenti predefiniti”. Le proposte motorie, invece, devono tendere a riagganciare e a recuperare quella dimensione di “vivacità corporea e motoria” con l’intento di valorizzarne la matrice più naturale e genuina. Educare alla pratica delle attività motorie costituisce il cardine di un’azione educativo-didattica sinergica e finalizzata: allo sviluppo dell’identità, alla conquista dell’autonomia e all’acquisizione di competenza.

by Emiliana Polini


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